Rapporto problematico con il popolo non stanziale

Per i «riformatori sociali» il «vagabondaggio» costituiva per cause morali ed economiche un male che una società avanzata avrebbe dovuto debellare. Lavoro regolare, domicilio fisso, frequenza scolastica per i figli: erano queste le ricette per integrare i gruppi marginali come i nomadi o il popolo jenisch nella società stanziale. Tali misure vennero attuate tramite un connubio di aiuti e costrizioni, ad esempio con l'ausilio di «Bambini della strada» di Pro Juventute.

Prima cacciati, poi naturalizzati

Fino al XIX secolo si svolsero cosiddette cacce ai mendicanti allo scopo di allontanare quanto più possibile indigenti e nomadi dai rispettivi territori comunali. Tra il 1849 ed il 1853 il Ministero pubblico ordinò di individuare, registrare, fotografare e naturalizzare obbligatoriamente tutti i senza patria nel corso di un'azione di polizia su scala nazionale. La documentazione a tale riguardo - tra cui le famose fotografie del pioniere della fotografia bernese Carl Durheim - è conservata nella seria 09.1.4. Heimatlose (senza patria). L'AFS a digitalizzato le fotografie segnaletiche di Carl Durheim e messo in linea su Wikimedia Commons.

Internati, registrati ed espulsi

Dopo il 1900 si fece largo l'ipotesi che il vagabondaggio costituisse una patologia ereditaria, analoga alla criminalità. Tali pregiudizi furono diretti non solo alla popolazione non stanziale locale, bensì anche a quella straniera. Nel 1906 il Consiglio federale chiuse i confini a tali persone e vietò il loro trasporto alle imprese ferroviarie e di navigazione. Nel 1913/14 il Dipartimento di giustizia e polizia fece registrare i Sinti e Roma stranieri, li internò ed espulse dal paese. I corrispondenti dati vennero inseriti nel «Registro centrale degli zingari». Nel periodo del Nazionalsocialismo queste persone vennero sistematicamente perseguitate ed uccise, eppure a loro restò chiuso il confine svizzero. Nel fondo Polizia (1713-1975) (Serie 10.5.2 «Zingari e persone senza documenti di viaggio») oltre che nei sub-fondi del Dipartimento federale di polizia (1841-1991) è conservata gran parte della documentazione relativa alla politica svizzera nei confronti dei Sinti e Roma. Il «Registro centrale degli zingari» non esiste invece più.

«Bambini della strada»

Tra il 1926 e il 1972 la fondazione assistenziale privata «Pro Juventute» finanziò e condusse un programma per la rieducazione dei bambini nomadi e jenisch in Svizzera. A tale scopo la Fondazione istituì l'opera assistenziale «Bambini della strada». Rieducazione significava che i bambini e ragazzi venivano sottratti alle loro famiglie ed ospitati in istituti oppure presso genitori affidatari. Spesso vennero applicate misure tutelari: venne sottratta la potestà ai genitori e dei bambini si occupò un tutore. Nel periodo tra le due Guerre, in Svizzera un grande numero di minori venne sottratto alle famiglie: ciò accadde in misura sistematica per le famiglie jenisch. Molti «bambini della strada» ed anche i loro genitori vennero internati in riformatori e penitenziari oppure in cliniche psichiatriche.

Confederazione, cantoni e comuni, oltre ad enti assistenziali, istituti e privati, tollerarono e sostennero tale programma. Sta di fatto che si sollevarono singole voci critiche o di opposizione, eppure soltanto grazie a una campagna del giornale «Schweizerischer Beobachter» nel 1973 si giunse allo scioglimento di quest'«opera assistenziale». Da allora le persone coinvolte e i loro familiari si sono adoperati per ottenere un indennizzo e il riconoscimento dei diritti dei nomadi. Nel 1986 il Presidente federale Alphons Egli si scusò con le persone coinvolte per il sostegno che la Confederazione aveva fornito all'«opera assistenziale».

Nel 1987 l'Archivio federale ha rilevato la documentazione dell'opera assistenziale «Bambini della strada» (1855-1989) da Pro Juventute. Essa comprende circa 120 dossier su famiglie e 800 dossier personali, laddove per una singola persona possono esistere diversi dossier. I dossier personali contengono decisioni di autorità tutelari, calcoli sul patrimonio delle persone sottoposte a tutela, documenti di adozione, corrispondenza con istituti e autorità, lettere delle persone o alle persone soggette alla tutela, documenti personali e, in parte, fotografie. In questo fondo sono conservati inoltre archivi di donatori, documenti contabili, resoconti annuali, ritagli di giornali e atti relativi a seminari.

Accanto a questo cospicuo fondo sono conservati atti della Commissione «Bambini della strada» (1928-1993) e dell'Autorità federale di vigilanza sulle fondazioni del Dipartimento federale degli interni (1915-1946).

Nel 2010 l'Archivio federale ha preso inoltre in consegna una selezione di 92 dossier personali del Seraphisches Liebeswerks Solothurn (1928-2010), che riguardano membri di famiglie non stanziali. Analogamente alla Pro Juventute, il «Seraphisches Liebeswerk» si occupava di bambini provenienti da simili famiglie. Attualmente l'Archivio federale non conserva documentazione sulle altre succursali del Liebeswerk.

Consigli per ulteriori ricerche

  • Archivi statali dei cantoni ed archivi di città, comuni e comuni patriziali (in particolare relativi ad atti della polizia, in materia assistenziale o tutelare): ampio materiale sulla politica relativa agli indigenti o alle misure tutelari, che sono di competenza di comuni e cantoni. Va considerato che gli atti della polizia, in materia assistenziale o tutelare sono soggetti a particolari termini di protezione.
  • Archivio statale di Lucerna (ted): documentazione relativa all'opera assistenziale «Bambini della strada» presso l'archivio dell'ente assistenziale cattolico «Seraphisches Liebeswerk Luzern».
  • Fondazione «Un futuro per i nomadi svizzeri»: sito Web con contributi tematici sulla storia dei nomadi fino al più recente passato.
  • Fondazione Naschet Jenische (Alzatevi, Jenisch) (ted): consulenza e assistenza alle vittime dell'opera assistenziale «Bambini della strada» ed inoltre aiuto alle persone coinvolte nella consultazione degli atti.
  • Radgenossenschaft der Landstrasse (ted): organizzazione mantello del popolo jenisch in Svizzera.
  • Programma nazionale di ricerca 51 «Integrazione ed esclusione»: storia di Jenisch, Sinti e Roma in Svizzera nel contesto di alcuni progetti di ricerca sul tema «Costruzione di identità e differenza».
  • Pro Juventute Svizzera: informazioni sulla storia della Fondazione.

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