Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, 10 dicembre 1948

"La promulgazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani da parte dell'Assemblea Generale il 10 dicembre 1948 rappresentò una tappa decisiva sulla via per l'internazionalizzazione della protezione dei diritti umani" dichiarò il Consiglio Federale Svizzero nella sua relazione sulla politica Svizzera per i diritti umani del 2 giugno 1982 destinata all'Assemblea Federale. Come si è giunti a questa Dichiarazione Universale?
Il 25 aprile 1945, 50 stati parteciparono a San Francisco alla "Conferenza delle Nazioni Unite sull'Organizzazione Internazionale". Dopo solo due mesi, il 26 giugno 1945, fu approvata all'unanimità la "Carta delle Nazioni Unite (Carta ONU)" comprensiva di 111 articoli: ebbe così inizio la storia delle Nazioni Unite, fondate da un accordo multilaterale di diritto internazionale. Lo scopo degli Stati Fondatori era quello di "collaborare a livello internazionale per risolvere problemi internazionali di natura economica, sociale, culturale e umanitaria e per promuovere e consolidare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza distinzioni di razza, sesso, lingua o religione".

Il 10 dicembre 1948, con la Risoluzione 217 A, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò all'unanimità la "Dichiarazione Universale dei Diritti Umani" elaborata dalla Commissione sui Diritti Umani. Gli Stati socialisti, l'Arabia Saudita e il Sudafrica si astennero. La Dichiarazione afferma che "tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti" (Articolo 1), vieta la tortura (Articolo 5), sostiene il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione (Articolo 18) e quello alla libertà di opinione ed espressione (Articolo 19).
La Dichiarazione influenzò leggi nazionali a protezione dei diritti umani così come accordi internazionali. Citiamo ad esempio la Convenzione Europea per la protezione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Convenzione sui Diritti Umani) del 4 novembre 1950, sottoscritta dalla Svizzera nel 1972; oppure il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (Patto ONU I) e il Patto internazionale sui diritti civili e politici (Patto ONU II), ratificati dalla Svizzera il 18 giugno 1992.

Gli archivi giocano un ruolo importante nella protezione dei diritti umani. Per poter perseguire le violazioni dei diritti umani, le testimonianze sono imprescindibili. Gli archivi proteggono e rendono accessibili atti e documenti. In tal modo contribuiscono alla ricerca della verità e costituiscono la base per l'amministrazione della giustizia e i risarcimenti. Oltre a ciò formano parte della memoria collettiva, che è di importanza centrale anche per tenere traccia delle trasgressioni dei diritti umani. Dagli anni '90 il diritto di accesso agli archivi ha assunto sempre maggiore importanza, in particolare nei paesi in fase di transizione verso la democrazia. I documenti degli archivi diventano così un mezzo essenziale per la protezione dei diritti umani e la ricostruzione degli eventi politici e storici.

L'arcivescovo Desmond Tutu, ex Presidente della "Commissione per la verità e riconciliazione del Sudafrica" (South African Truth and Reconciliation Commission), sintetizzò come segue il ruolo degli archivi in questo processo: "Ci vergogniamo per quella parte della nostra storia, ma è comunque la nostra storia. Ed essa è tramandata nel nostro Archivio Nazionale […] I materiali d'archivio ci obbligano alla responsabilità […] Sono un potente baluardo contro le violazioni dei diritti umani." (Discorso alla 37° Tavola rotonda degli archivi internazionali (CITRA), comma 2004-2, Rivista internazionale degli archivi, pag. 21)

I seguenti documenti presentano i diversi aspetti delle discussioni sui diritti umani in Svizzera. Possono essere richiesti e visionati nelle sale di lettura dell'Archivio federale svizzero.

Documenti

(1) Schreiben der Schweizer Botschaft in Washington an die Abteilung für Auswärtiges des Eidgenössischen Politischen Departements, 31. Juli 1945 (mit Beilage)
In: E 2001-04 1000/122, Az. F.15.0. Charte des Nations Unies. 1946-1948, Bd. 1.

(2) Schreiben der Justizabteilung des Eidgenössischen Justiz- und Polizeidepartements an Bundesrat Ludwig von Moos, 15. Juni 1961
In: E 4110 (B) 1981/6, Gutachten an Departementschef, 1968, Bd. 2.

(3) Note sur la Convention européenne des droits de l'homme, 9 avril 1968
In: E 4110 (B) 1981/6, Gutachten an Departementschef, 1968, Bd. 2.

(4) Die Schweiz im Jahr der Menschenrechte (zur Frage des Beitritts der Schweiz zur Europäischen Menschenrechtskonvention), Vortrag von Dr. Heinz Langenbacher, stellvertretender Chef der Abteilung für Internationale Organisationen des Eidgenössischen Politischen Departements an der Delegiertenversammlung des Schweizerischen Verbandes für Frauenstimmrecht, 15./16. Juni 1968
In: E 4110 (B) 1981/6, Gutachten an Departementschef, 1968, Bd. 2.

(5) Entwurf der Botschaft des Bundespräsidenten zum Tag der Menschenrechte (10. Dezember 1978), mit handschriftlichen Korrekturen von Bundesrat Honegger, undatiert
in: E 7001 (C) 1989/59, Az. 2510.26, 30. Jahrestag der Menschenrechtsdeklaration, 1978, Bd. 58.

(6) Proposition du Département politique fédéral, 4 décembre 1978 et Message du Président de la Confération à l'occasion de la Journée des Droits de l'homme (10 décembre 1978
in: in: E 7001 (C) 1989/59, Az. 2510.26, 30. Jahrestag der Menschenrechtsdeklaration, 1978, Bd. 58.

(7) Schreiben des Schweizerischen Friedensrates an die Mitglieder des Nationalrates, 30. September 1974
in: E 1070 1993/277, Dossiernummer 11933, 1974-1975, Bd. 118

Ulteriori informazioni

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